Palavras Pequenas

“─Que el mundo no sea cruel para ti, hijo mío─ me volvió a hablar-. Que tu espíritu encuentre la paz en la tierra desigual, cuyas sombras tú percibes demasiado.” Los ríos profundos (José María Arguedas)
domenica, 10 febbraio 2008

10 FEBBRAIO 1947: TRATTATO DI PARIGI

Oggi ricorre uno degli anniversari più dolorosi della recente storia italiana. Il 10 febbraio 1947, 61 anni fa, l’Italia cedeva buona parte della Venezia Giulia all’Jugoslavia. La regione, che sino alla fine della Prima Guerra Mondiale faceva parte dell’Austria-Ungheria con il nome di “Litorale Adriatico”, venne annessa nel 1920 all’allora Regno d’Italia per effetto del Trattato di Saint-Germain (1919).

Con il Trattato di Parigi del 1947, firmato dagli Alleati vincitori della Seconda Guerra Mondiale e gli sconfitti alleati delle Germania, l'Italia perdette interamente, a favore della allora Jugoslavia, le province di Pola, Fiume e Zara, e gran parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia. Venivano inoltre ceduti alla Francia il comune di Tenda e parte dei comuni di Briga, Valdieri e Olivetta San Michele; il passo del Monginevro, la Valle Stretta del monte Thabor, il colle del Moncesinio ed una parte del territorio del colle del Piccolo San Bernardo.

A parte questa sofferta mutilazione del territorio nazionale, il Trattato di Parigi sancì anche la fine dell’Impero coloniale italiano: fu reso alla Grecia l'arcipelago del Dodecaneso e alla Cina la concessione di Tianjin. La Libia passava sotto occupazione inglese, la Somalia italiana sotto occupazione inglese e poi, successivamente sotto amministrazione fiduciaria ONU sotto controllo italiano fino al 1960. L'Eritrea fu annessa all'Etiopia, la cui indipendenza ottenuta già nel 1941 divenne ufficiale. Infine l'Albania ritornò ufficialmente indipendente nei confini del 1940 (lo era già dal 1943).

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mercoledì, 06 febbraio 2008

L’INNOCENZA DEL MALVAGIO

Riprendendo il tema del precedente post vorrei citare alcuni versi del poeta americano Paul O’Neil, produttore e paroliere del gruppo di heavy metal “Savatage”:

 

I hated you for killing a child in her mother's arms,
I hated you for maiking her know her father could not
protect her from your harm.

I hated your life inside my soul and wanted to see it end
But then I remebered that you were once a child
and I had to think again.

 

In italiano:

 

Ti ho odiato per aver ucciso una bambina tra le braccia della madre,

ti ho odiato per averla resa conscia che il padre non l’avrebbe potuta proteggere dal male che le stavi per fare.

 

Ho odiato la tua vita nel profondo della mia anima, e ho desiderato che tu morissi,

ma poi ho ricordato che un tempo anche tu sei stato un bambino,

e ho dovuto ripensare tutto daccapo.

 

Il male, l’odio, la malvagità e la violenza normalmente sono in grado di produrre e causare in chi li riceve o in chi ne è testimone, solo altro male, altro odio, altra malvagità e altra violenza. È un circolo vizioso che non si può esaurire, a meno che qualcuno, nell’infinità catena delle relazioni umane, abbia il coraggio e, soprattutto, la forza morale per dire basta e incassare il calice amaro dell’offesa subita, rispondendo all’odio con amore. Dice Gesù nel Vangelo secondo Luca (6, 32-38):

 

32Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. 36Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.

 

Fare del bene a chi ci fa del male non è facile; è anzi la cosa più difficile. Il primo istinto umano è sempre la vendetta. Tuttavia che merito c’è ad amare chi già ci ama? Questa è la cosa più semplice del mondo, che non richiede alcuna abilità particolare. Molto meno semplice è, invece, amare i propri nemici, capirli e tentare di cambiarli, di risvegliare l’innocenza che c’è in loro.

 

Il protagonista della poesia di Paul O’Neil in un primo momento odia quell’uomo che ha ammazzato una bambina innocente e indifesa fra le braccia della madre; vorrebbe che quell’assassino morisse fra mille sofferenze, pagando così per il male che ha commesso; questa è la prima è più naturale risposta a un’atrocità del genere. Tuttavia in un secondo momento, pensando in maniera più lucida, si rende conto che quel killer spietato è stato un tempo anch’egli un bambino innocente, e che quindi la povera bambina uccisa non è l’unica vittima della vicenda; la tragedia che si consuma nel presente scaturisce da un’altra tragedia consumatasi nel passato, quando per qualche motivo, o forse senza un reale motivo, qualcuno o qualcosa ha ucciso il bambino che albergava nell’animo di un uomo qualsiasi, trasformandolo così in un assassino che nel presente uccide una bambina.

 

Per questo Gesù dice di non giudicare, ma di perdonare. Al giudizio seguono sempre una condanna e una pena che continuano a perpetrare ulteriore violenza, anche se secondo alcuni si tratta di una violenza “giusta”. Tuttavia la violenza, anche se “giusta”, anche se inflitta a chi potrebbe sembrare che se la merita, finisce col causare ancora altra violenza. Al contrario il perdono genera oblio, una tabula rasa che segna un nuovo inizio; la vendetta non porta pace, ma amarezza; la serenità può essere ottenuta solo grazie all’oblio che viene dal perdono.

Avere il coraggio di amare chi ci fa del male è la chiave per cambiare il mondo, per generare un’inversione di tendenza nella catena di torto-vendetta, arginando infine la violenza, e ponendo le basi per un nuovo inizio in qui tutti possiamo avere una seconda opportunità e ricominciare da capo.

postato da MayerGuinzburg alle ore 18:08 | link | commenti
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martedì, 05 febbraio 2008

BEATI I MISERICORDIOSI

Oggi voglio commentare un passo dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12) che mi ha sempre affascinato per la maniera in cui Gesù, già ai suoi tempi, era riuscito a intuire il funzionamento della psiche umana e ad agire e teorizzare di conseguenza:

 

«1Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

 

3"Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

 

4Beati gli afflitti,

perché saranno consolati.

 

5Beati i miti,

perché erediteranno la terra.

 

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

 

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

 

8Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

 

9Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

 

10Beati i perseguitati per causa della giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

 

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”»

 

Beati gli afflitti, dice Gesù, perché anche se adesso soffrono, domani saranno consolati, e la consolazione vale mille pene. Beati perché attraverso la sofferenza potranno diventare persone migliori. Beati perché quando sapranno cosa significa patire saranno in grado di capire l’altrui patimento e potranno alleviarlo, mostrando misericordia.

E beati i misericordiosi, perché con il loro esempio costruiranno un mondo migliore, più “umano” di quello attuale. L’egoismo, anche se in un primo momento può sembrare che apporti dei vantaggi a chi lo pratica, nella lunga distanza causa l’autodistruzione dell’individuo, perché prima o poi tutti quanti hanno bisogno di aiuto e consolazione; in un mondo di egoismo dove tutti perseguono il proprio interesse a scapito degli altri, quando uno si trova in una situazione di bisogno nessuno lo aiuta. Per questo dare oggi, aiutare oggi, consolare oggi, anteporre gli altri a sé stessi oggi, significa ricevere domani, essere consolati domani, ed essere anteposti agli altri domani, nel periodo buio che prima o poi arriva per tutti. Se io sono misericordioso con te oggi, nel tuo momento di difficoltà, tu capirai la necessità del tuo prossimo domani, e sarai più propenso a trattarlo così come tu sei stato trattato. Allo stesso modo quel tuo prossimo aiuterà me quando ne avrò necessità. È quindi tutta una catena di azione è reazione. Egoismo causa egoismo; misericordia stimola ulteriore misericordia.

 

         Queste parole di Gesù sono ormai vecchie di 2000 anni, tuttavia non hanno perso il loro valore. Per cambiare il mondo, per costruire una nuova società, non si può prescindere da questo insegnamento. Non si tratta di religione, né di andare in chiesa, né di credere in un Dio o nell’altro. È semplice psicologia umana, che evidentemente Gesù, che fosse o no figlio di Dio, aveva intuito già ai suoi tempi.

postato da MayerGuinzburg alle ore 21:04 | link | commenti (1)
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martedì, 05 febbraio 2008

COLOMBIA: MILIONI IN PIAZZA PER LA PACE

Fiumi di persone (1 milione nella sola Bogotà) in tutta la Colombia si sono riversate nelle Piazze delle più importanti città del paese (ma anche all’estero) per dare solidarietà agli oltre 700 sequestrati delle FARC e per chiederne la liberazione immediata. La partecipazione è stata ben oltre le aspettative degli organizzatori. Un popolo intero, stanco della continua violenza, si è rivolto ai guerriglieri invocando l’accordo umanitario (alcuni ostaggi sono in mano delle FARC da oltre 10 anni). A Bucaramanga, capitale della regione di Santander, dove io stesso ho partecipato alla marcia, l’affluenza è stata di circa 50-70.000 persone. L’evento è stato sicuramente una stoccata nel cuore dell’organizzazione capeggiata dal veterano Manuel Marulanda, alias Tirofijo, tuttavia la situazione non è così semplice.

Hugo Chávez, presidente venezuelano, propone di riconoscere alle FARC e all’ELN (Ejercito de Liberación Nacional) lo status di parti legittime di un conflitto che le vede opposte allo Stato. Un passo del genere significherebbe ammettere che le due organizzazioni non sono terroristiche, ma dei veri e propri eserciti, e darebbe loro la legittimità che stanno cercando. La maggior parte dei colombiani è contraria a questa opzione (molti striscioni in piazza dicevano: “¡Chávez callate!”, vale a dire “Chávez stai zitto”), tuttavia probabilmente potrebbe essere proprio questa la soluzione migliore. Se non puoi sconfiggere il tuo nemico, allora inglobalo nel sistema e rendilo tuo simile.

Una volta riconosciuta la legittimità della guerriglia (il passo più doloroso da fare), considerando che comunque di colombiani si tratta, esponenti delle FARC e dell’ELN potranno (e dovranno) candidarsi al parlamento; solo in questo modo si potrà sapere se c’è una parte del popolo che li appoggia. Ai loro deputati lo Stato dovrà garantire la massima sicurezza; in nessun caso dovrebbe ripetersi ciò che accadde con i membri dell’Unión Patriotica (UP) che all’inizio degli anni ’90 furono letteralmente sterminati uno a uno.

Una volta in parlamento (se verranno eletti, chiaramente) le varie parti potranno discutere in maniera civile i nodi del conflitto; si potranno fare riforme in favore del popolo. Attraverso un simile compromesso la Colombia potrà finalmente iniziare a volare. Non si instaurerà un regime marxista come vogliono le FARC, però allo stesso tempo ci potrebbero essere delle importanti statalizzazioni delle risorse pubbliche e il paese potrà uscire dalla nefasta area di influenza degli Stati Uniti, che ne controllano la ricchezza quasi per intero.

Una volta in parlamento FARC e ELN verrebbero inglobate e fagocitate dal sistema, che a sua volta assimilerebbe alcune delle idee e punti di vista propagandati dalle due organizzazioni. Il consiglio di Chávez potrebbe quindi non essere poi tanto dissennato come sembra. Al contrario, ci si potrebbe chiedere se invece i governi colombiano e statunitense rifiutino la proposta venezuelana proprio perché non vogliono che le ostilità finiscano, perché non vogliono cambiare uno status quo che permette a entrambe le parti enormi guadagni grazie alla compravendita di armi, e di mantenere il loro potere grazie al terrore evocato sempre nei momenti più strategici dello spauracchio delle FARC, per coprire manovre che la gente certo non gradirebbe.

postato da MayerGuinzburg alle ore 03:34 | link | commenti (1)
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lunedì, 04 febbraio 2008

COLOMBIA: ¡LIBERTAD!

Il blog apre con un evento della massima importanza. Oggi in Colombia (dove mi trovo in questo momento) si scende in Piazza per manifestare il dissenso contro i sequestri delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), la guerriglia marxista che da più di 40 anni imperversa in Colombia.

Spesso in nome di un bellissimo ideale si compiono gli atti più atroci. Le FARC vorrebbero un mondo migliore, una Colombia dove finalmente le risorse vengano divise in maniera equa, dove non ci siano più pochi ultramiliardari e milioni di poveri che non sanno come sbarcare il lunario. Tuttavia 40 anni di morte, sequestri e terrore hanno dimostrato che la lotta armata e la violenza non solo sono inefficaci, ma addirittura sortiscono l’effetto contrario, visto che la maggior parte della popolazione civile odia la guerriglia a causa dei metodi usati da quest’ultima.

 

La violenza delle FARC ha ucciso anche l’innocenza degli stessi guerriglieri, e ha macchiato in maniera indelebile, deturpandolo, il bellissimo ideale di giustizia che è sempre stato il loro credo. Per poterlo recuperare e infine realizzare è necessario porre fine alla violenza e ascoltare la gente.

 

Per questo domani tutti in Piazza. Per la liberazione degli ostaggi e per l’inizio di una nuova era di pace, che sia però una pace giusta per tutte le parti sulla scacchiera nazionale. Che le Farc facciano sentire la loro voce per cambiare la politica colombiana, però che lo facciano degli scranni del parlamento, senza nascondersi nella selva. Abbiano infine il coraggio di sommettersi al giudizio del popolo che tanto dicono di amare.

 

Scrisse il colonello Luís Mendieta, uno degli oltre 700 sequestrati: “No son las cadenas en mi cuello lo que me atormenta, sino la maldad del malo y la indiferencia del bueno” (non sono le catene al collo ciò che mi tormenta, ma la malvagità del malvagio e l’indifferenza del buono). Contro la malvagità del malvagio non si può fare niente, però si può risvegliare il buono dallo stato catatonico in cui sembra essere immerso. Per cui, come titola “El Espectador” di questa settimana:

 

¡LIBERTAD!

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